Nicotina

Per la dipendenza da tabacco valgono in linea di massima gli stessi presupposti vigenti per altre dipendenze, come la dipendenza da alcol o da sostanze stupefacenti. La differenza essenziale tuttavia è che il fumo non presenta effetti che modificano la personalità (cosiddetti psicotossici). La sostanza contenuta nel fumo di tabacco che induce dipendenza è la nicotina. La Opens internal link in current windowdipendenza da nicotina è un processo farmacologico e psicologico ed è riconosciuta come vera e propria malattia nella Opens internal link in current windowICD-10 (F.17.2). Pertanto non va sottovalutato l’effetto che questa sostanza che dà assuefazione ha sui pazienti che, durante il trattamento, è necessario considerare.

Origine e composizione chimica

Colombo riportò la pianta del tabacco in Europa dal suo viaggio in America nel 1492. Nel caso della nicotina si tratta di un alcaloide naturalmente presente in alta concentrazione nelle foglie della pianta del tabacco. La nicotina pura è un veleno vegetale molto potente e di recente è stata impiegata come anticrittogamico, ad esempio contro i pidocchi delle piante. Il nome chimico esatto è  3-(1-metil-2-pirrolidinil)-piridina.

In ambiente alcalino la nicotina è presente in una forma non ionizzata (lipofila), pertanto è meglio assorbibile rispetto all’ambiente acido, dove si trova in una forma ionizzata (idrofila). In condizioni fisiologiche (pH 7,3-7,5), la nicotina non è ionizzata per circa il 31% e dunque il suo passaggio attraverso le membrane biologiche è agevolato.

Tossicità

Nella letteratura specializzata la dose mortale di nicotina assunta per bocca viene solitamente indicata con un massimo di 60 mg (da 30 a 60 mg) o 0,8 mg/kg di peso corporeo. Il dott. Bernd Mayer dell’Istituto per le scienze farmaceutiche (Institut für Pharmazeutische Wissenschaften) dell’università di Graz è andato a fondo sull’origine di questo assunto generalmente riconosciuto. E giunge alla conclusione che questo valore si basa su un esperimento su se stesso dell’anno 1856 (!) che è stato descritto da Rudolf Kobert nel 1906 nel "Manuale delle intossicazioni" ("Lehrbuch der Intoxikationen"). Diversi studi nel passato hanno indicato che il valore di 60 mg è probabilmente troppo basso e che quindi la nicotina non è così tossica come le viene ovunque attribuito. Il dott. B. Mayer sulla base di diverse ricerche e studi su casi concreti dà per scontato che la dose mortale per un adulto si debba collocare fra 0,5 e 1 g. di nicotina assunta per via orale (da 6,5 a 13 mg/kg peso corporeo), che la dose mortale sia quindi da 8 a 16 volte maggiore di quanto finora supposto.

Dose

Una sigaretta contiene circa 12 milligrammi di nicotina, quindi un valore nettamente superiore a quello indicato sulla confezione, perché le informazioni locali si riferiscono (meccanicamente) ai valori misurati nel fumo. Fumando una sigaretta, vengono assorbiti effettivamente circa 1 - 3 mg di nicotina. La dose di nicotina assorbita dipende dal modo in cui si fuma, dalle caratteristiche della sigaretta e da altri fattori, come ad es. il grado di dipendenza, il sesso, la razza, la funzione polmonare e le patologie polmonari. Un fumatore accanito assorbe giornalmente 20 - 40 mg di nicotina e presenta al pomeriggio concentrazioni plasmatiche pari a 25-35 ng/ml.

Ingresso nella dipendenza

Gli studi hanno dimostrato che i fumatori avvertono i sintomi da astinenza già dopo aver fumato 100 sigarette. La nicotina rende dunque dipendenti in modo molto veloce.

Effetto della nicotina

La nicotina rientra tra i potentissimi veleni neurotossici. Tuttavia, assunta in piccole quantità, si sviluppano tolleranza e dipendenza.

La nicotina è una sostanza psicoattiva, che causa dipendenza nel 60% circa dei fumatori. Dal fumo della sigaretta, la nicotina passa nei polmoni e nell’arco di 7 – 10 secondi arriva nel sangue e nel sistema nervoso centrale. Questo tempo breve tra la somministrazione della dose e l’effetto è una delle chiavi per il potenziale di dipendenza della nicotina. 
La nicotina si lega ai ricettori (ACh) per l’acetilcolina nel cervello. La stimolazione presinaptica di questi neuroni aumenta il rilascio di numerosi neurotrasmettitori ed influisce sulle attività della 5-idrossitriptamina, glutammato, GABA, oppiopeptidi endogeni. La nicotina rilascia tra l’altro adrenalina, dopamina, serotonina, beta-endorfina e vasopressina. Il rilascio stesso di ACh diminuisce. La nicotina ha quindi un effetto psicoattivo ed induce velocemente un miglioramento della capacità mnemonica, delle performance psicomotorie e dell’attenzione, inibisce l’appetito e migliora l’umore.

L’effetto raggiunto dipende dalla situazione di partenza personale (eccitato, stanco, stressato ecc.), dalla dose di nicotina aspirata e dalla velocità del fumo. 

Con l’aumento dell’assuefazione, i recettori diventano meno sensibili e crescono di numero. È necessario aumentare il consumo di sigarette per poter raggiungere lo stesso effetto. Ha quindi luogo una cosiddetta up-regulation.

  • Probabilmente la nicotina non è cancerogena. Tuttavia sembra che ostacoli l’effetto di una chemioterapia.
  • La nicotina aumenta la frequenza cardiaca, la forza di contrazione cardiaca e la pressione sanguigna, ma non tra i fumatori pluriennali. 
  • La nicotina aumenta la frequenza respiratoria e fa abbassare la profondità di respirazione a causa del ridotto trasporto di ossigeno.
  • La nicotina restringe i vasi sanguigni e porta ad un aumento della pressione del sangue, ma non tra i fumatori pluriennali.
  • La nicotina provoca problemi di vascolarizzazione perché abbassa la temperatura della pelle.
  • La nicotina induce una mobilizzazione della glicemia.
  • La nicotina aumenta la produzione dei succhi gastrici e la motilità gastrointestinale.
  • La nicotina aumenta l’attività metabolica generale.
  • La nicotina aumenta la concentrazione nel sangue di cortisolo, prolattina e somatotropina.

Metabolismo e tempo di dimezzamento

La nicotina viene metabolizzata principalmente dal fegato, in misura minore anche dai reni e dai polmoni. Nonostante la nicotina venga metabolizzata dall’enzima CYP2A6, sembra non essere responsabile in maniera significativa dell’induzione degli enzimi CYP. 

Il principale metabolita della nicotina è la Opens internal link in current windowcotonina. Il tempo di dimezzamento della cotonina varia dalla 10 alle 37 ore, a seconda del metabolismo individuale e della quantità di nicotina assunta nelle 48 ore precedenti. 

Il tempo di dimezzamento della nicotina invece è molto rapido, solo 2 ore, il che significa che l’effetto svanisce velocemente ed i fumatori dipendenti avvertono i primi sintomi da astinenza, come nervosismo e irritabilità, non appena il livello di nicotina nel corpo si abbassa. I sintomi da astinenza vengono percepiti come „stress“ – dopo aver fumato un’altra sigaretta, i sintomi da astinenza scompaiono e la sigaretta viene considerata come mezzo rilassante. I fumatori arrivano dunque alla falsa conclusione che il fumo rilassi. In realtà però lo „stress“ è per lo più da ricondursi all’inquietudine interna che è alla base della carenza di nicotina. Gli studi hanno dimostrato che i fumatori presentano addirittura un aumentato livello base di stress rispetto ai non fumatori.

Confronto con altre droghe

Nella „lista delle droghe più pericolose“ è stata calcolata una classifica con 3 parametri: i danni fisici, il potenziale di dipendenza e le conseguenze per l’ambiente sociale e la società. Nella lista, la nicotina occupa la nona posizione, dopo l’eroina, cocaina, barbiturici, metadone, alcol, e prima di cannabis, LSD ed ecstasy.

Torna sù

Referenza

Centers for Disease Control and Prevention. State Medicaid coverage for tobacco-dependence treatments—United States, 2005. MMWR 2006;55:1194-7

Nutt D. et al. Development of a rational scale to assess the harm of drugs of potential misuse. Lancet 2007 ;369; 1047-1053

Benowitz NL.Clinical pharmacology of nikotine: implications for understanding, preventing, and treating tobacco addiction. Clin Pharmacol Ther. 2008 Apr;83(4):531-41. Review

Berrettini WH, Lerman CE. Pharmacotherapy and pharmacogenetics of nikotine dependence. Am J Psychiatry. 2005 Aug;162(8):1441-51. Review.

Malaiyandi V et al. Implications of CYP2A6 genetic variation for smoking behaviors and nikotine dependence. Clin Pharmacol Ther. 2005 Mar;77(3):145-58. Review.

Jarvis MJ. Why people smoke. BMJ. 2004 Jan 31;328(7434):277-9. Review.

Deutsches Krebsforschungszentrum, Heidelberg. Nikotin - Pharmakologische Wirkung und Entstehung der Abhängigkeit. http://www.tabakkontrolle.de/pdf/FzR_Nikotin.pdf

Benowitz NL. Nicotine Addiction. New England Journal of Medicine. 2010 June 24; 362:2295-2303

Mayer Bernd. How much nicotin kills a human? Tracing back the generally accepted lethal dose to dubious self-experiments in the nineteenth century. Arch Toxicol 2014 88:5-7